Intervista immaginaria a Daniel Kehlmann

Leggere un libro è un viaggio immaginario. Lo scorrere delle pagine ci scaraventa in un mondo strano, in cui le parole prendono vita e si dispongono attorno a noi. In un attimo non siamo più sul divano, ma all’interno di una realtà di cui il capo è l’autore.

Non sono mai stato in Germania. E nemmeno nel XXVII secolo. Di certo non mi aspettavo di trovarmi di fronte ad un paesaggio così arido e vuoto. Solo io, al centro di un’infinita distesa di terreno che pare confondersi con un cielo coperto da rotonde nubi bianche. Un colpo d’inchiostro in cima a questa pagina bianca, spunta dall’orizzonte una carrozza sfarzosa trainata da due grossi cavalli neri. Il rumore degli zoccoli diviene sempre più forte, rallenta fino a fermarsi di fronte a me. Che sia il re citato nel titolo?

K. “HALO! Sono io, Daniel Kehlmann! Cosa aspetti, c’è un posto riservato per te”.

Che onore, una bella gita con l’autore di quel libro che avevo letto qualche settimana fa… non vedo l’ora. Mi potrà svelare tutti i messaggi e le pagine più oscure della storia. Senza pensarci due volte, salgo sul mezzo e trovo il posto davanti ad una maestosa finestra.

Solo pochi metri e il paesaggio subito cambia. Un Tyll Ulenspieleg adulto che, nonostante fosse un buffone mi aveva dato come prima impressione quella di un personaggio oscuro. Nemmeno il tempo di riflettere che la domanda già mi esce di bocca:

D. Signor Kehlmann, perché un buffone ha questi tratti?

K. “Si, hai proprio ragione. Tyll è un personaggio della tradizione della mia zona, ricordo che da bambino mia madre ogni sera mi leggeva le sue avventure e ho sempre desiderato farlo conoscere anche al resto del mondo, non volevo rimanesse imprigionato nel territorio tedesco. Poi per rappresentare un periodo così cupo di storia non ho potuto non modificare un po' il suo carattere: non è più solo un buffone, ma è qualcosa di più profondo, nonostante l’animo buio e la malizia. E’ un personaggio libero e perfino privilegiato rispetto ad altri uomini dell’epoca”

Mentre parla mi accorgo di aver visto un’immagine, poi subito dopo sono in un altro luogo, successivamente vengo catapultato in un mondo di corte, totalmente diverso da cosa immaginavo. Poco prima il caldo di una primavera che sta per sbocciare, poi l’alta neve dell’inverno. Siamo mossi da una macchina impazzita del tempo.

D. Signor Kehlmann….che succede?

K.“ I cambi di ritmo e di punto di vista sono il mio forte. In questo romanzo mi sono davvero impegnato per rendere al meglio l’effetto. Mi piace far credere al mio pubblico che stia per cominciare una storia nuova, invece non cambia nulla, solo il punto di vista. Il lettore ha questo senso di perdizione nelle prime pagine, come tu adesso, devi andare avanti senza giudicare per capire cosa accade. Quindi così come si cambia punto di vista all’interno di un libro si dovrebbe fare anche nella vita.”

Ha proprio ragione, non dovremmo nemmeno avere pregiudizi su qualcosa che è diverso dallo standard. Ma questo non è l’unico insegnamento all’interno di un libro ambientato in un periodo così remoto, vero? Per esempio ho notato la forza del protagonista di superare le difficoltà ed andare avanti. Le dure punizioni subite da bambino, l’esecuzione del padre e tutta la successiva rigidità del buffone maestro nel bosco. Tyll riesce a modificare il suo destino prendendo le occasioni che la vita gli dà, un bel messaggio per tutti i giovani come me.

D. Ce ne sono altri più importanti?

K. “Sai, io sono laureato in filosofia, è normale che lasciassi qualche messaggio all’interno di un romanzo apparentemente parodico. Se il libro viene letto con superficialità si notano solo le battute poco cortesi contro la popolazione e contro i nobili. Se invece ci si sofferma sul significato della storia generale, secondo me si può dire che sia un romanzo moderno. Combatte l’intolleranza, rappresentata dell’episodio della guerra dei trent’anni. Lo scontro così profondo, tutti quegli uomini deceduti a causa di un’opinione politica o religiosa, mi faceva rabbrividire. Negli ultimi anni ho notato lo sviluppo della tecnologia e delle scienze. Siamo con la testa veramente nel 2050, abbiamo inventato cose che sembravano inimmaginabili, ma per altri versi, forse più importanti di un telefono di ultima generazione, rimaniamo ancora cento anni, se non più, indietro. Mi riferisco all’odio e alla violenza.”

Per fortuna mi sono preso un po’ di tempo per compiere questo viaggio, non sono cose che vengono in mente spesso queste, ma alla fine sono ciò che conta. Una fermata brusca mi fa notare cosa sta accadendo fuori: uomini con spade, alcuni vivi e altri morti, alcuni dentro le casse da morto, altri che hanno il volto lacerato dalla guerra... Kehlmann fa una foto.

K. “Perfetta… questa è la copertina del mio libro, lo deve rappresentare nella sua completezza.”

Sono d’accordo, la copertina un po’ inquietante calza perfettamente la trama del libro. Sono colpito da una cosa perciò chiedo:

D. Perché non abbiamo ancora incontrato il cuoco? Eppure non è il secondo termine del titolo?

K. “Chi viene sempre ricordato è il re, primo soggetto. La sua figura è al centro di tutto in ogni libro di storia. Sembrano loro i padroni del tempo. Poi, oltre ai funzionari, chi partecipa alla vita di una corte è il cuoco, come avrebbero mangiato altrimenti? e solo in seguito, per ultimo c’è il buffone. E’ una gerarchia di ruoli, ma non di animo. Il più misero nel mio libro è colui che è riuscito a correggere la rigidità del mondo. Infatti, in prima pagina sia il titolo che l’immagine sono circondate dal nome TYLL. Ora invece, guarda quell’uomo…. Sembra Maurizio Sartori!”

D. Cosa? Quindi ha letto il libro di Fontana? Cosa ne pensa?

K. “Eh, sì. Ero troppo curioso di confrontare il mio romanzo con la sua saga familiare. Credo sia stato un bello scambio. Sono due vicende ambientate nel passato, che dicono che dalla storia si può imparare qualcosa. Solo l’apparenza li fa sembrare simili, ma sono profondamente diversi. Probabilmente se avessi scritto novecento pagine su Tyll… non sarei qui a parlarne. La sua espressione di storia è la famiglia Sartori che si tramanda tramite i racconti della madre del bisnonno, il mio è tutto questo concentrato nella figura del buffone. Volevo passasse uno scontro con la storia europea, un forte urto con la realtà che troppo spesso viene confusa con una specie di fiaba, ma è terribilmente vera. Se sia migliore non lo so. L’ho comprato appena ho saputo i nomi dei finalisti e in poco tempo sono passato tra cento anni di eventi. Spero sia stato lo stesso per lui.”

E’ ora di scendere e finire questo viaggio, saluto Daniel Kehlmann e torno alla tranquillità del divano.

 

Maria Nocent (3DSCA) e Ivanin Taras (4BSCI)